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Una semplice e compatta scatola nera, di plastica, dalla tenuta di luce molto incerta, economica, simile alle monouso e ai più familiari apparecchi da detersivo d’un tempo. Questa è Holga, una splendida compagna dal nome russo, discreta e alla portata di tutti, che ti segue ovunque, nei luoghi che preferisci e vuoi perlustrare, senza questionare, fiduciosa e sempre pronta all’uso, garantendoti una prestazione sempre piacevole, senza chiederti nulla in cambio, neppure frasi di circostanza.
Non puoi non innamorartene.
Ma Holga non registra solo la luce, ma istanti e frammenti di realtà, li circoscrive di chiarore, colore, ombre, neri profondi, che la semplicità delle lenti esaltano.
Usare Holga rappresenta una reale commistione tra impulso ascetico e passionalità.


Un agire libero, svincolato da costrittivi tecnicismi, teso a recuperare un’autonomia mentale che risponde solamente alle percezioni istintive.
Un itinerario visivo ampio e articolato, dal quale sono state estrapolate le immagini esposte, che vogliono rivelarsi come appunti per successivi sviluppi, come un repertorio ideografico, da quale attingere memorie e passioni.
Al centro i luoghi, l’uomo, i gesti, le apparenze, illusionismi referenziali che cercano un senso, dove sembra prevalere il caos.Un modo di partecipare affondandosi nel reale, con istantanee percezioni.

 

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